UNESCO ha riconosciuto 18 Domus de Janas come Patrimonio dell’Umanità. Questi vanno ad aggiungersi al complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini – riconosciuto nel 1997 – ed al “Canto a tenore sardo”, bene immateriale riconosciuto come patrimonio nel 2008.
Discutiamo del percorso che ha portato a questo risultato con Giuseppa Tanda, presidente del Centro Studi Identità e Memoria CeSim ed Elfi Baumann, buyer austriaca.
Le Domus de Janas sono antiche tombe preistoriche scavate nella roccia, diffuse in tutta la Sardegna. Realizzate principalmente tra il V ed il III millennio a.C., costituiscono una fonte inestimabile di informazioni storiche su credenze e rituali funerari delle comunità che abitavano l’isola in quei tempi.
Questi manufatti – spesso composti da più ambienti – presentano incisioni, pitture e decorazioni che riproducono elementi delle abitazioni dei vivi, in un profondo legame tra il mondo dei defunti e quello dei viventi.
Il loro nome deriva dalla tradizione popolare sarda, che le immagina come dimore di creature magiche. Tra le più rilevanti, le domus de janas del complesso funerario di Anghelu Ruju, ad Alghero, la tomba di S’Incantu di Monte Siseri ed i sepolcri della necropoli di Sant’Andrea Priu.
Un programma a cura di Leyla Manunza.