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Is Arutas: 40 chili di sabbia rubata tornano in spiaggia dopo 47 anni

today14 Luglio 2026

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I granelli di quarzo, riportati nella spiaggia di Cabras dopo quasi mezzo secolo

@telecostasmeralda

Ci sono promesse che attraversano il tempo. Una di queste è stata mantenuta il 10 luglio, quando 40 chili di sabbia di quarzo sono tornati nella spiaggia di Is Arutas, nel Sinis, dopo essere stati portati via 47 anni fa. A restituirli è stata Silvia Ferrari, che ha voluto esaudire il desiderio della madre Valeria: riportare alla natura ciò che le appartiene. Nel 1979 Silvia aveva 15 anni e, durante una vacanza in Sardegna con i genitori, rimase affascinata dalla bellezza della celebre spiaggia di Cabras, con i suoi minuscoli chicchi bianchi. La famiglia decise di portarne via una parte, circa 40 chili, per creare un giardino zen a Milano. Una consuetudine purtroppo diffusa in quegli anni, quando la sensibilità ambientale era diversa e molti non erano consapevoli della fragilità di un patrimonio naturale che impiega migliaia di anni a formarsi. La legge, però, già vietava il prelievo di sabbia, ciottoli e conchiglie dai litorali: il Codice della navigazione, in vigore dal 1942, prevedeva precise sanzioni. Quella sabbia è rimasta nella famiglia Ferrari per quasi mezzo secolo, custodita anche durante diversi traslochi. Poi la decisione di restituirla. «Sto facendo ciò che mi ha chiesto mia madre prima di morire – ha raccontato Silvia Ferrari – restituire alla natura ciò che lei e mio padre avevano prelevato durante quella vacanza. Era il suo desiderio e io non potevo far finta di nulla». Il ritorno dei granelli di quarzo a Is Arutas è stato accolto dall’amministrazione comunale di Cabras e dall’Area marina protetta Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre come un gesto dal forte valore simbolico. «Restituire la sabbia, anche a distanza di anni, significa riconoscere che il patrimonio naturale appartiene a tutti – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Carlo Carta –. Speriamo che questa storia possa essere d’esempio per chi conserva ancora sabbia o altri elementi naturali prelevati dalle nostre spiagge». La vicenda, condivisa anche dalla pagina “Sardegna rubata e depredata”, diventa così un messaggio per chi ancora oggi porta via un pezzo dell’Isola: anche un solo granello può essere parte di un patrimonio da proteggere. #TeleCostaSmeralda #RubareSabbia

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Un mare limpido, cristallino, che tocca una spiaggia di sabbia bianca. Era il lontano 1979, Silvia Ferrari aveva 15 anni – all’epoca – e ricorda ancora con gli stessi occhi la meraviglia davanti alla bellezza dell’arenile di Is Arutas. Quarant’anni, quaranta come i chili di sabbia che i suoi genitori – affascinati dal quarzo bianco che la compone – prelevarono dal litorale, con l’idea di utilizzarla per decorare il giardino di casa.

Conservata in numerosi barattoli, la sabbia della costa Sarda ha viaggiato per quasi mezzo secolo seguendo la famiglia di Silvia, anche attraverso diversi traslochi. Finalmente, dopo tutto questo tempo, è riuscita a tornare dal luogo dove era stata portata via. Prima di morire, infatti, la madre Valeria le chiese di restituire alla Sardegna ciò che aveva prelevato in maniera indebita. Oggi Silvia ha mantenuto quella promessa: dopo tanti anni, approfittando di un viaggio in Sardegna in automobile, ha caricato la sabbia e l’ha riportata a Is Arutas.

«Non importa se sono passati tanti anni, l’importante è agire», è il messaggio della donna. Una storia che ricorda quanto sia fragile il patrimonio naturale della Sardegna e quanto anche un piccolo gesto possa contribuire a proteggerlo.

Il gesto vuole essere molto più di una semplice restituzione. Silvia ha seguito negli anni le campagne contro il prelievo di sabbia, pietre e conchiglie dai litorali sardi e ha scelto di raccontare la propria esperienza per sensibilizzare altri turisti.

Sabbia, conchiglie e ciottoli: ricordi da non portare a casa

La Sardegna è la regione italiana più interessata dal prelievo indebito di materiali dalle proprie spiagge: sabbia, conchiglie, ciottoli, sassi o quarzi. Questi elementi costituiscono gli arenili stessi, si sono depositati in migliaia o milioni di anni e costituiscono dei sistemi equilibrati spesso molto fragili. Anche piccoli prelievi, sommati a quelli di migliaia di visitatori, contribuiscono all’impoverimento delle spiagge.

Per scoraggiare questi atteggiamenti, la Regione prevede sanzioni amministrative da 500 a 3.000 euro per l’asporto, la detenzione o la vendita non autorizzata di questi materiali. Il principio vale anche per le conchiglie vuote e per i frammenti, mentre la Posidonia e altri materiali naturali spiaggiati non vanno considerati automaticamente rifiuti. La regola più semplice per chi visita la Sardegna è: foto e ricordi sì, materiali naturali in valigia no.

A cura di Elisabetta Sanna.


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