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Speciale POV: Halloween in Sardegna, fra tradizioni antiche e misteriose

today31 Ottobre 2026

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Le tradizioni sarde legate al giorno dei morti: da “Is animas” alla “Candelaria”

Lo sapevi che in Sardegna esiste una tradizione che ricorda Halloween, ma che ha radici antichissime?

La festa di Halloween si celebra ogni anno il 31 ottobre, alla vigilia della celebrazione di Ognissanti. È una tradizione dei paesi anglosassoni che – negli ultimi decenni – è spopolata in tutto il mondo. Questa festa ha origini antiche e possiede molti elementi in comune con altre tradizioni – comprese quelle sarde – legate al culto dei morti.

La festa di Halloween: origini e tradizioni

Le origni della festa di Halloween risalgono all’antico rito di Samhain, una celebrazione agro – pastorale celtica con cui si salutava la fine dell’estate per abbracciare l’arrivo dell’inverno.

I celti credevano che – durante quella notte, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventasse più sottile e che gli spiriti potessero tornare sulla Terra. Per questo accendevano falò e indossavano maschere per allontanare gli spiriti maligni.

Con il passare del tempo, la tradizione si è trasformata ed ibridata all’immaginario cristiano. Il nome Halloween, deriva infatti dall’espressione inglese “All Hallows’ Eve”, cioè la vigilia di Ognissanti.

Oggi Halloween è una festa leggera, fatta di travestimenti, decorazioni a tema, fantasmi, scheletri e mostri. I bambini – mascherati – vanno di casa in casa pronunciando la famosa frase «Dolcetto o scherzetto?» per ricevere caramelle e dolci.

Le tradizioni sarde

Anche l’Isola ha le proprie tradizioni legate al giorno dei morti, con alcuni elementi in comune con la moderna festa di Halloween. In Sardegna, il culto dei defunti e degli antenati ha origini antichissime, come testimoniano l’archeologia e le leggende popolari dell’intera regione. Queste usanze precedono il cristianesimo e sono legate alla vita nel mondo agro – pastorale. Come in preghiera, infatti, ci si rivolgeva agli antenati per chiedere protezione, raccolti abbondanti e un anno favorevole.

Queste tradizioni sono sopravvissute al tempo in numerose manifestazioni, diffuse in tutta l’Isola.

In molti paesi della Sardegna – tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre – i bambini vanno di casa in casa a chiedere dolci, frutta secca ed altri regali. È la festa di “Su Mortu Mortu” o “Is Animas”, “Is Animeddas”, “Zanani Marsantas”, a seconda della zona: una tradizione che ancora oggi coinvolge intere comunità.

I bambini bussano alle porte e simboleggiano le anime dei defunti, che tornano a visitare i vivi. In alcuni paesi lo dichiarano apertamente “Semus sos mortos” e le famiglie li accolgono offrendo dolci, frutta secca e altri doni.

In altri luoghi della Sardegna, le tradizioni differiscono. Ad Orani, i bambini portano in giro una zucca chiamata “S’animedda”, che secondo le antiche credenze custodiva simbolicamente l’anima di un defunto. L’uso delle zucche è documentato anche a Bolotana e Sorgono: una somiglianza con Halloween che colpisce, ma che non deve farci confondere le due feste.

In paesi come Benetutti, Nule, Bitti, Orune e anche la città di Nuoro sopravvive un altro rito, apparecchiare la tavola per i morti. Nella notte tra il primo ed il 2 novembre si preparano piatti e cibi per accogliere le anime dei familiari scomparsi. Secondo alcune credenze, però, sulla tavola non si devono lasciare coltelli e forchette perché le anime potrebbero ferirsi.

E anche se la maggior parte delle celebrazioni si concentra nei primi giorni di novembre, il calendario tradizionale è molto più lungo: alcuni riti legati ai defunti arrivano addirittura fino alla fine di dicembre e, nel caso della Candelaria di Orgosolo, il ciclo delle celebrazioni può estendersi fino a gennaio.

E tu lo sapevi?

A cura di Paola Pilia.


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